
Sento
spesso parlare tra amici, in famiglia (e nel mio caso anche in ambito
professionale) della difficoltà di giovani e adulti di costruire dei
legami sentimentali, di unirsi in una “coppia”.
Si
racconta di coppie:
- che non si formano (“fast love”... usa e getta)
- che si formano con fatica e si disfano velocemente
- oppure che si formano ma non vogliono vincoli (no definizioni, progetti, matrimonio, figli).
L'espressione
“il mare è pieno di pesci”,
comunemente usata per offrire consolazione e speranza a chi
dolorosamente aveva perso l'AMORE, adesso più spesso serve ad
indicare la grande disponibilità di incontri, la facile reperibilità
di “relazioni” a proprio uso e consumo, favorite anche dalla
diffusione di social network e chat-line.
Qual'è la cornice sociale e culturale in cui si sviluppano tali “relazioni”?
- Individualismo: il bene personale viene prima di quello comunitario, tutto è bene purché arrechi un vantaggio a me (a dispetto delle risonanze che questo atteggiamento possa avere sugli altri, sull'ambiente...).
- Ricerca del piacere immediato e usura del tempo/progettualità: “life is now”, cogli l'occasione, il domani è incerto, rifiuto/incapacità di rimandare la soddisfazione.
- Disoccupazione: il lavoro è precario, bisogna perciò adeguarsi ai rapidi cambiamenti del mercato, non “impegnarsi in una cosa solamente” ma imparare a “spaziare” in campi diversi.
