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venerdì 18 ottobre 2013

Come aiutare tuo figlio a gestire lo stress


 
Anche i bambini come gli adulti hanno a che fare con lo stress. I tanti impegni, la conflittualità nelle famiglie e nel loro rapporto con i pari sono tutti agenti stressanti che possono sovraccaricarli.

Una certa quota di stress, ovviamente, è normale; la stessa esperienza dell'asilo, ad esempio, pone il bambino di fronte a nuove sfide come doversi rapportare con altri adulti di riferimento, nuove norme, con comportamenti spesso mai sperimentati prima come la negoziazione con i compagni.
Più cresce, inoltre, e più aumentano le situazioni nuove da affrontare, le richieste di adattamento, le responsabilità e le aspettative.
Aiutare i figli a gestire lo stress significa insegnare loro ad affrontare i problemi, ad organizzare le attività e a riconoscere i segnali della stanchezza.
In mancanza di strumenti idonei a fronteggiare le situazioni stressanti i figli possono cercare forme di rilassamento come il cibo, i videogiochi e via via crescendo anche l'alcol o la droga.

Ecco alcuni consigli per aiutare tuo figlio a gestire lo stress:

sabato 12 ottobre 2013

Sogni in gravidanza


La connessione tra una madre e il bambino che porta in grembo, sebbene all'inizio non direttamente visibile, non immediatamente afferrabile, è molto articolata, concreta e profonda.
Tramite la placenta il feto riceve continue stimolazioni da parte della mamma che influiscono sul suo sviluppo psico fisico: “il feto, pur crescendo all’interno dell’ambiente protetto e ovattato dell’utero, sente ciò che accade nel mondo esterno e percepisce i sentimenti e le emozioni della mamma” (Ludwig Janus, International Society of Prenatal and Perinatal Psychology and Medicine).

Dal canto suo, la madre sente e vede il suo corpo cambiare e pian piano avverte la presenza di un'altra vita dentro di sé.
Ciò influenza la percezione che ha di sé, della realtà; è un momento di profonde rivisitazioni e rivalutazioni di quello che prima della gravidanza era stato il modo di concepire la sua vita.
Si ripensano anche i legami passati, il rapporto che da piccole si aveva con la propria madre, alla ricerca di un modello a cui riferirsi per far fronte alla vita che le si prospetta.

Sulla base di tali processi di reciproca influenza si costruisce un dialogo interiore.

In questa speciale e tipica fase di vicinanza e distacco (il figlio dentro di sé) l'immaginazione può subentrare e compensare ciò che non si può ancora né vedere ne toccare.
 

Sognare il proprio bambino, ad esempio, è espressione della relazione che la madre sta iniziando a costruire con lui e del desiderio di dare un volto, un immagine a quell'essere dentro il suo grembo dal quale riceve tutto un insieme di sensazioni e percezioni.